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BUONI POSTALI FRUTTIFERI: POSTE TENUTA A VERSARE QUANTO RIPORTATO SUL BUONO
BUONI POSTALI FRUTTIFERI: POSTE TENUTA A VERSARE QUANTO RIPORTATO SUL BUONO
Arbitro Bancario Finanziario dà ragione ad Adiconsum nei ricorsi contro Poste
17 ottobre 2016

Diverse sono state i ricorsi vinti dalle varie sedi territoriali Adiconsum presentati per conto di consumatori che avevano sottoscritto dei buoni fruttiferi postali che al momento di riscuotere gli interessi maturati si sono visti corrispondere da Poste un importo inferiore a quello pattuito. Riportiamo il caso di un consumatore marchigiano, simile a quello di molti altri seguito dalle altre sedi Adiconsum, che per veder riconosciuto un proprio diritto si è rivolto all’Adiconsum di Ancona.

 

Come negli altri casi, il consumatore sottoscriveva nel 2001 un buono fruttifero postale, per la precisione appartenente alla serie AF. L’importo depositato di 10 milioni di lire, sarebbe dovuto raddoppiare dopo 9 anni e 6 mesi e triplicare dopo 14 anni, al lordo delle ritenute erariali.

 

Alla scadere dei 14 anni il consumatore recatosi all’ufficio postale apprende che invece di ricevere 15.493, 71 euro, ne avrebbe ricevuti solo 6.972, 17, non secondo quindi le “regole” della serie AF, ma di quelle della AA1.

 

Dopo aver reclamato inutilmente presso Poste, il consumatore si rivolgeva all’Adiconsum Ancona, la quale presentava ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, richiamando la sentenza della Corte di Cassazione n. 13979 del 15 giugno 2007, che stabilisce che “il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei tioli è destinato a formarsi proprio sulla base dei dati risultanti dall’esito dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti”.

L’Arbitro accoglieva il ricorso e condannava Poste a corrispondere al consumatore la cifra pattuita.

 

L’invito ai consumatori in casi di questo tipo è quello di rivolgersi alle sedi territoriali Adiconsum per verificare effettivamente la correttezza dell’importo da riscuotere.



 

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