Si rinnova anche quest’anno
l’appuntamento con la Settimana Mondiale
per la Riduzione del Consumo di Sale, che si svolgerà dal 20 al 26 marzo. L’iniziativa è promossa
dalla World Action on Salt & Health (WASH), associazione
mondiale con partner in 95 Paesi dei diversi continenti e sostenuta in Italia
dalla Società Italiana di Nutrizione
Umana (SINU) e dal Gruppo di lavoro Intersocietario per la
Riduzione del Consumo di Sale in Italia (GIRCSI) dell’Istituto
superiore di sanità (ISS) e delle Regioni.
L’iniziativa. L’iniziativa in questione è stata istituita nel 2005 con un duplice
scopo; da un lato, si pone l’obiettivo di educare le popolazioni di tutto il
mondo su una graduale riduzione dell’assunzione di sale con l’alimentazione;
dall’altro ha come proposito la sensibilizzazione dei Governi sulla necessità
di una strategia più ampia e dettagliata per la riduzione del sale tra la
popolazione ma anche incoraggiare le grandi aziende alimentari e multinazionali
a ridurre effettivamente la quantità di sale presente nei loro prodotti
trasformati.
Sebbene sia importante limitare l’utilizzo di sale nella cucina casalinga di
tutti i giorni e il suo consumo domestico, è altrettanto fondamentale tenere
sotto controllo il consumo di alimenti confezionati e già pronti nei quali la
presenza di sale è il più delle volte “nascosta”. E infatti il 75% del sale che
viene assunto è nascosto nei cibi che si acquistano.
I rischi. Come
il Ministero sottolinea “un consumo eccessivo di sale determina non solo un
aumento della pressione arteriosa, con conseguente aumento del rischio di
insorgenza di gravi patologie dell’apparato cardiovascolare correlate
all’ipertensione arteriosa, quali infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma è
associato anche ad altre malattie cronico-degenerative, quali i tumori
dell’apparato digerente, in particolare quelli dello stomaco, l’osteoporosi e
la malattia renale cronica.”
I dati. In
base a ricerche fatte svolgere dal Ministero
della Salute, i consumatori italiani sono ancora lontani dal consumare il
sale nei limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fissato a
meno 5 g al giorno
Gli uomini ne consumano oltre il doppio del limite giornaliero
raccomandato (10,6 grammi contro 5) e le donne poco meno (8,2
grammi). Solo il 5% degli uomini ed il 15% delle donne si mantiene sotto i
limiti. Anche le persone ipertese mangiano troppo salato (10,1 grammi gli
uomini e 8,1 grammi le donne), così come i bambini tra i 6 e 18 anni, con 7,4
grammi al giorno tra i ragazzi e 6,7 g tra le ragazze.
Cosa puoi fare per ridurre il consumo di sale?
Il Ministero della Salute
consiglia delle semplici ma efficaci mosse da attuare per ridurre l’eccessivo
consumo di sale.
· Leggi attentamente l’etichetta
nutrizionale per scegliere in ciascuna categoria i prodotti a minore contenuto
di sale e cerca i prodotti a basso contenuto di sale, cioè inferiore a 0.3
grammi per 100 g (corrispondenti a 0.12 g di sodio)
· Riduci l’uso di sale aggiunto sia
a tavola che in cucina, preferendo il sale iodato, e utilizza in alternativa
spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto per insaporire ed esaltare il
sapore dei cibi
· Limita l’uso di altri condimenti
contenenti sodio (dadi da brodo, salse, maionese, ecc.)
· Riduci il consumo di alimenti
trasformati ricchi di sale (snack salati, patatine in sacchetto, alcuni salumi
e formaggi, cibi in scatola)
· Evita l’aggiunta di sale nelle
pappe dei bambini, almeno per il primo anno di vita.