La Ue dà libertà agli Stati membri di
limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM)
sul loro territorio e il nostro Paese dà la stessa libertà alle Regioni.
È quanto
emerge dallo schema di decreto
passato al vaglio della Conferenza delle Regioni, che mira a ridurre il potere
del Ministero delle politiche agricole facendo assumere molte più
responsabilità agli uffici regionali.
Sarà d’obbligo per il Ministero delle politiche
agricole, prima di limitare o vietare la coltivazione di OGM, di richiedere
“alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano la proposta di
misure che limitano o vietano, su parte o tutto il rispettivo territorio, la
coltivazione di un OGM o di un gruppo di OGM. La proposta è trasmessa entro
sessanta giorni corredata da una relazione in cui sono illustrate le
motivazioni addotte.”
L’istanza di divieto di coltivazione o limitazione alla coltivazione di OGM
dovrà essere inviata a Bruxelles “previa acquisizione del parere tecnico delle
Regione e delle Province autonome”.
Il Ministero delle politiche agricole, dunque, dovrà
ratificare o meno le decisioni prese presso gli uffici regionali.
Il rischio sarà quello di un uso delle sementi
geneticamente modificate a macchia di
leopardo, non solo in Europa, ma persino in Italia.
Riguardo alla coesistenza nelle zone di confine tra aree
in cui è vietata la coltivazione di OGM e aree in cui è permessa, si legge nel
testo: “le regioni e province autonome di Trento e Bolzano in cui si coltivano
OGM adottano, nelle rispettive zone di confine, i provvedimenti necessari al
fine di evitare contaminazioni nel territorio delle regioni confinanti in cui
la coltivazione di tali OGM è vietata, tenendo conto della raccomandazione
della Commissione europea del 13 luglio 2010 nel rispetto del principio di
coesistenza e dandone comunicazione al Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali e alle regioni confinanti.”