La Commissione europea ha pubblicato i risultati di uno studio sul “geoblocking”, la pratica adottata da alcuni rivenditori di beni e fornitori di contenuti digitali che limitano l’accesso ai loro servizi a seconda dei Paesi. Ben il 38% dei venditori di beni di consumo (capi di abbigliamento e prodotti di elettronica) e il 68% dei fornitori di contenuti digitali lo attuano, consentendo quindi solo al 15% dei consumatori europei di acquistare online da un rivenditore di un altro Stato membro.
L’eliminazione dei geoblocchi adottati a seguito di accordi tra fornitori e distributori che quindi potrebbero configurare una limitazione della libera concorrenza nel mercato unico in violazione delle norme europee antitrust, è una delle priorità della Commissione europea per la creazione del mercato unico digitale. A metà maggio, verrà pubblicato un esame più approfondito, mentre il rapporto conclusivo sarà presentato nel 2017.