In caso di catastrofi, la maggiore difficoltà riscontrata dall’Unione europea è il dispiegamento in tempi rapidi del personale medico, seguita dai problemi di ordine logistico e gestionale. L’istituzione del Corpo medico europeo è la risposta alle emergenze interne ed esterne che l’Unione, speriamo il più raramente possibile, d’ora in poi potrà mettere in campo. Il Corpo medico europeo mette a disposizione risorse ed equipe mediche e rientra nel meccanismo di protezione civile dell’Unione europea di reazione alle emergenze (c.d. pool volontario), che vede la cooperazione di 33 Stati europei (oltre ai 28 Paesi membri, anche l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, l’Islanda, il Montenegro, la Norvegia e la Serbia).