Vi
ricordate la trovata dell’etichetta “a semaforo” adottata dal Regno Unito per combattere
l’obesità? I prodotti venivano etichettati con i colori rosso, giallo e verde del
semaforo, in base al contenuto di zuccheri, sali e grassi. Così succedeva il
paradosso che, ad esempio, una bibita dietetica risultava più salutare del
latte. Con questo sistema tutti i prodotti del nostro Made in Italy venivano
bocciati, senza tener minimamente conto della loro qualità.
Adiconsum
aveva da subito dichiarato la propria contrarietà (v. i comunicati del 26 agosto 2014, del 12 dicembre 2013 e del 7 novembre 2013 e la notizia PUÒ
UN SEMAFORO COMBATTERE L’OBESITÀ?) scrivendo sia alla Commissione europea
prima che al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in occasione del Semestre
di Presidenza italiano dell’Unione europea.
Secondo Adiconsum, e
anche Face (Federazione Associazioni Consumatori europee), infatti, la
corretta alimentazione è frutto di un delicato equilibrio, che coniuga la qualità dei prodotti con
le giuste dosi. Chi è obeso, a meno che non sia affetto da una patologia, ha
rotto questo equilibrio ed ha bisogno di ricomporlo attraverso una corretta
informazione. L’etichetta a semaforo non può assolvere tale compito, in quanto
informazioni basilari per il consumatore, quali la composizione, la
provenienza, il disciplinare adottato, non possono ridursi ad un’etichetta a
semaforo.
Ben venga, quindi, la decisione della
UE di avviare la procedura d’infrazione contro il Regno Unito.
Secondo Adiconsum e Face, le etichette devono diventare vere e
proprie carte d’identità degli alimenti per mettere in grado il consumatore di
scegliere l’alimento meno nocivo alla propria salute. Necessario realizzare un
piano straordinario di educazione alla corretta alimentazione rivolta a giovani
e meno giovani con il contributo delle Associazioni dei Consumatori.