Sembrano normali bibite, ma i c.d. energy drink, pubblicizzati come migliorativi delle prestazioni sportive e cognitive grazie alle sostanze energizzanti contenute nella bevanda, in realtà possono creare dipendenza e sintomi di intossicazione.
Naturalmente si parla di consumo eccessivo di tali bevande, diffusissime tra i giovani e i giovanissimi.
Il Comitato Nazionale per la sicurezza alimentare (Cnsa) del ministero della Salute già nel 2012 aveva espresso uno specifico parere.
Tra le varie sostanze stimolanti che compongono gli energy drink (guaranà, taurina, carnitina, glucoronolattone, vitamine del gruppo B, ginseng e ginko biloba) è la caffeina a farla da padrona e a determinare gli effetti nocivi.
La sua assunzione moderata effettivamente produce un miglioramento delle prestazioni cognitive, a partire dal livello di attenzione e dei tempi di reazione, ma a lungo andare gli effetti nocivi prevalgono inducendo dipendenza spiacevoli sintomi quali nausea/vomito, tachicardia, ipertensione, agitazione, tremore e vertigini. Sintomi purtroppo vissuti da consumatori abituali di energy drink.
Per non parlare dei potenziali rischi accertati derivanti dall’associazione di energy drink e alcol. Tra questi:
•il mascheramento dell’effetto depressivo dell’alcol, che porta il consumatore a sottovalutare il proprio stato di ebbrezza alcolica
•il rischio di disidratazione
•le alterazioni del ritmo cardiaco
•l’alterazione della funzionalità renale.
Il monito del Comitato è chiaro: l’uso eccessivo di energy drink costituisce un problema di salute pubblica. Il loro uso pertanto va moderato, perché non si tratta di normali bevande rinfrescanti o dissetanti.