Purtroppo il varo di incentivi di
qualsiasi tipo, nel nostro Paese, è da sempre a carico della fiscalità generale.
La riprova è la proroga dell’Ecobonus, l’incentivo che permette di detrarre
fino al 65% entro il 31 dicembre 2013 per i privati cittadini e fino al 31
dicembre 2014 per i condomini per opere che riguardano almeno il 25%
dell’edificio, gli interventi di riqualificazione e di risparmio energetico
della propria abitazione.
La proroga, pur essendo
indispensabile per le sue ricadute positive sul
risparmio energetico, sull’occupazione e sul rilancio dell’edilizia, ricadrà ancora una volta sui
“soliti noti”, cioè sulle fasce più deboli della popolazione. Secondo quanto
annunciato dal Governo, per l’Ecobonus, infatti, si attingerà dall’aumento
dell’IVA dei prodotti che vengono acquistati tramite i distributori automatici,
le c.d. “macchinette”.
Dal 1° gennaio 2014, la pausa caffè
sarà più amara per oltre 20milioni di italiani. Non solo l’IVA sul caffè, ma
anche quella su bibite e snack (dolci e salati),acquistati tramite distributore
automatico, aumenterà.
L’incremento
dell’IVA comporterà una spesa di 5 centesimi sul caffè e le bevande calde e di
circa 10 centesimisu quelle fredde e sugli snack.
Ad avviso di Adiconsum si tratta di
un provvedimento che rischia di comprimere ulteriormente i consumi, poiché si
abbatte ancora una volta sulle fasce più deboli, i lavoratori e le famiglie che
in uffici, fabbriche, scuole, ospedali, luoghi destinati
alle collettività in genere, trovano ristoro nelle pause di lavoro oppure in
attesa del responso di un medico.
Perché
invece non recuperare il fabbisogno per l’Ecobonus lasciando invariate le
aliquote IVA al 4% che qualificano i beni di largo consumo e di prima necessità
e non si aumenta l’aliquota IVA al 25% per i beni di lusso?