Sono passati solamente un paio di anni dalla comparsa dei primi video interamente generati dall’IA: erano di pessima fattura, a tratti non-sense e caratterizzati da continue distorsioni. Oggi, in un lasso di tempo incredibilmente breve, l’IA generativa è diventata talmente sofisticata da rendere quasi impossibile distinguere le sue creazioni da un video girato con il cellulare. Questo progresso rapidissimo sta avendo un impatto profondo su settori come marketing, cinema e pubblicità, sollevando nuove sfide e dilemmi etici.
Sempre più spesso, vediamo modelli e modelle IA sfilare nelle pubblicità e posare per le riviste, rubando la scena ai “colleghi” umani. Un caso recente e molto discusso ha riguardato una nota azienda di moda che ha utilizzato una modella virtuale per promuovere i suoi prodotti, generando un vivace dibattito tra consumatori e professionisti del settore.

Questa situazione evoca inevitabilmente il clamore suscitato a Hollywood, dove gli scioperi di pochi anni fa hanno evidenziato la crescente preoccupazione di attori, sceneggiatori, truccatori e scenografi riguardo l’uso dell’IA nella produzione cinematografica. L’interrogativo che si pone è legittimo: centinaia di professioni sono davvero destinate a scomparire a causa dell’avanzamento tecnologico?
Dal punto di vista tecnico queste IA non fanno altro che raccogliere numerosi video e proporre delle rielaborazioni basate sulle informazioni: l’intelligenza artificiale non crea nulla dal niente, non fa altro che mescolare stili e informazioni.
A differenza del passato, l’utilizzo dell’IA per creare immagini e video non è più un privilegio per pochi esperti. Chiunque, con un semplice accesso a internet, può generare una quantità illimitata di contenuti. Questa accessibilità “democratica” apre le porte a un mondo di possibilità creative, ma nasconde anche dei rischi che molti non considerano.
Uno degli aspetti più trascurati riguarda le condizioni d’uso delle immagini generate. Non tutti leggono i termini e le condizioni di questi servizi, eppure è proprio lì che si nascondono i limiti legali. Molti siti, infatti, concedono una licenza d’uso che permette solo un utilizzo privato dell’immagine, mentre altri ne autorizzano anche l’uso commerciale, spesso con restrizioni specifiche. Utilizzare un’immagine per scopi commerciali senza la licenza adeguata può portare a conseguenze legali.
Inoltre, un altro aspetto critico è la questione etica. L’IA, pur essendo uno strumento potente, non è immune da pregiudizi intrinseci che possono riflettersi nelle sue creazioni, perpetuando stereotipi o rappresentazioni distorte. Affidarsi ciecamente a questi strumenti senza una supervisione critica potrebbe avere conseguenze indesiderate.
Un ulteriore elemento problematico è rappresentato dalla diffusione di video falsificati attraverso l’intelligenza artificiale – i Deepfake – che consentono di utilizzare voce e aspetto di una qualsiasi persona per diffondere informazioni false o fuorvianti, spesso con lo scopo di trascinare le ignare vittime dentro truffe attraverso video rassicuranti di conduttori televisivi, giornalisti di testate conosciute, personaggi politici.
L’evoluzione dell’IA sta ridefinendo il concetto stesso di creatività, offrendo strumenti rivoluzionari ma ponendo al contempo quesiti urgenti su etica, diritto e lavoro.
Distinguere contenuti IA da immagini reali sarà uno dei temi affrontati nell’AI Carnival Game organizzato da Adiconsum presso la fiera “Fà La Cosa Giusta” – Milano Rho 13-15 marzo 2026, presso lo Stand F02 – Padiglione 16 con giochi, gadget e sorprese dedicate al mondo della sostenibilità digitale.
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Ti segnaliamo, inoltre, che Adiconsum organizza periodicamente iniziative per fornire ai cittadini-consumatori strumenti validi ed efficaci per proteggersi da truffe e pericoli informatici.
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Articolo realizzato nell’ambito del progetto Dico Sì III edizione
Finanziato dal MIMIT. D.D. 12 maggio 2025