I consumatori italiani sono più avanti delle micro-imprese nel combinare digitalizzazione e sostenibilità.
È quanto emerge dalla quinta edizione dell’Osservatorio per la Sostenibilità Digitale “Digitale e Sostenibilità nell’Italia che produce e consuma”, realizzato dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale in collaborazione con l’Istituto di Studi Politici San Pio V, con il coinvolgimento di Confcommercio e Adiconsum attraverso il progetto DICO Sì (finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy).

Secondo i dati dell’indagine (raccolti con metodo CATI/CAMI e sintetizzati nell’indice DiSI™ – Digital Sustainability Index), il 29% dei consumatori può essere definito “Sostenibile Digitale”, ovvero integra in modo consapevole digitalizzazione e attenzione alla sostenibilità.
Tra i titolari di micro-imprese questa quota scende al 21%. Ancora più marcato è il divario sul “doppio ritardo” (analogico e insostenibile): riguarda il 34% dei consumatori contro il 44% delle micro-imprese (quasi una su due). I consumatori mostrano inoltre maggiore sensibilità sul cambiamento climatico (considerato un’emergenza immediata dal 64,9% contro il 45,6% degli imprenditori) e un uso più diffuso di strumenti come ChatGPT (20,8% contro 14,4%).
I consumatori premiano i prodotti sostenibili: il 64,7% li preferisce se il prezzo è uguale, e il 57,5% è disposto a pagare un piccolo sovrapprezzo.
Le micro-imprese, invece, faticano a tradurre l’accesso alle tecnologie in innovazione concreta di processo, con l’intelligenza artificiale utilizzata spesso in modo periferico (principalmente per preventivi, comunicazione e gestione clienti) e percepita da molti come neutra per il futuro.
Andrea Di Palma, Segretario Nazionale di Adiconsum, ha commentato:
«Quasi un italiano su tre è oggi un consumatore Sostenibile Digitale, capace di scegliere non solo per prezzo o marca, ma per impatto ambientale, trasparenza e sicurezza dei dati. È un risultato importante, ma non basta. Con il progetto DICO Sì, finanziato dal MIMIT D.D. 12 maggio 2025, lavoriamo ogni giorno per ridurre il divario e trasformare la consapevolezza in una leva concreta di cambiamento del mercato, perché imprese e consumatori sono sullo stesso palcoscenico della transizione ecologica e digitale».
Il tema è stato approfondito anche nel servizio del TG1 andato in onda di recente, che ha messo a confronto consumatori e piccole imprese proprio sui dati dell’Osservatorio 2026, evidenziando la necessità di accompagnare le micro-realtà italiane in questa doppia transizione.
Per Adiconsum il messaggio è chiaro: la tutela dei consumatori passa anche dalla capacità di orientare il mercato verso modelli più sostenibili e digitali. Ridurre il gap tra domanda e offerta significa dare a tutti gli strumenti per esercitare scelte consapevoli, senza lasciare indietro le imprese più piccole che rappresentano il cuore del tessuto produttivo italiano.
Sul sito della Fondazione per la Sostenibilità Digitale è disponibile il comunicato stampa completo con tutti i dati dell’Osservatorio.
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