Non esiste
ancora obbligo di indicare gli acidi
grassi trans in etichetta, e nemmeno è possibile, al momento, farlo su
base volontaria.
Eppure si pensa
che i grassi trans, presenti naturalmente in alcuni cibi, soprattutto latte, derivati ed alcune carni, ma in concentrazioni assolutamente ridotte rispetto a quelle dei
prodotti industriali contenenti grassi idrogenati, siano responsabili del 14% di tutte le
morti, circa 660.000 decessi nell’UE.
Ma qualcosa si muove. Finalmente
la Commissione
europea ha fatto sapere che potrebbe chiedere all’Autorità europea per la
sicurezza alimentare (EFSA) un aggiornamento circa la valutazione di sicurezza
degli acidi grassi “trans”, in risposta alle preoccupazioni di salute pubblica
che nascono anche da un loro consumo limitato.
E le ipotesi più accreditate sono: o stabilire una
soglia massima su grassi trans industriali (da oli tropicali in prodotti da
forno-pasticceria); o indicare in etichetta ma sempre e solo quelli industriali (non
quelli da latticini e carne di ruminanti).
Con una mossa
analoga, il Parlamento europeo ha chiesto ad Efsa di rivedere i risultati di
una opinione del 2009 in cui si condannava il consumo di zuccheri
artificialmente aggiunti non tanto per obesità e diabete, quanto solo per carie
dentali.
Sono due
sviluppi che potrebbero portare a differenziare meglio prodotti agricoli, in
cui se presenti- zuccheri e grassi trans sono naturalmente in forme meno
pericolose per la salute (fruttosio, grassi CLA…) rispetto a quelli aggiunti
entro processi di trasformazione industriale (saccarosio, idrogenazione di
grassi tropicali…).