L’Italia è incapace di garantire
la potabilità dell’acqua destinata al consumo umano. È questo il giusto motivo
che ha spinto la Commissione europea ad aprire una procedura d’infrazione nei
confronti del nostro Paese.
Il caso è purtroppo noto a
tantissime famiglie e consumatori in molte località del nostro Paese, dove il
contenuto di arsenico e fluoro nell’acqua è superiore di gran lunga a quello
consentito dalle norme europee.
Per
quanto riguarda in particolare i danni derivanti da un’elevata presenza di
arsenico ricordiamo che esso può provocare lesioni della pelle, problemi di
circolazione e aumentare il rischio di cancro.
In base alla direttiva
sull’acqua potabile, uno
Stato membro può chiedere una deroga al rispetto dei valori limiti stabiliti
nella normativa, ma solo per tre volte. Ogni deroga vale 3 anni. La normativa
quindi concede ben 9 anni agli Stati per prendere provvedimenti. Il nostro Paese ha oramai esaurito tutte e tre
le deroghe senza aver preso alcuna misura in merito al problema che riguarda ben
37 zone di approvvigionamento di acqua in Lazio.
Che
cosa doveva fare l’Italia?
L’Unione europea aveva chiesto al
nostro Paese di assicurare la disponibilità
di approvvigionamento di acqua salubre destinata al consumo da parte dei
neonati e dei bambini fino all’età di tre anni. L’Italia avrebbe anche dovuto
fornire informazioni ai consumatori su come ridurre i rischi legati all’uso
dell’acqua contaminata, in particolare di quelli derivanti ai bambini. Inoltre,
il nostro Paese avrebbe dovuto mettere a punto un piano di azioni tese a
decontaminare l’acqua in questione e ad informarne la Commissione europea.
Tutto ciò non è stato fatto.
A questo punto, la Commissione ha
avviato la prima fase della procedura di infrazione, inviando la lettera di
costituzione in mora.
Come Adiconsum, monitoreremo se e
quali provvedimenti il Governo, le amministrazioni regionali e comunali
adotteranno per porre fine a questa vergognosa situazione.