Il progresso tecnologico non è
avulso da controindicazioni.
È il caso della visione di spettacoli in modalità
stereoscopica, meglio conosciuta come 3D. Al suo debutto nel 2010, l’allora
Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, emanò una circolare “Occhiali 3D per la visione di
spettacoli cinematografici” a seguito delle considerazioni espresse dal Consiglio Superiore di Sanità. In particolare il Consiglio rilevò
disturbi di ordine funzionale (non irreversibili fortunatamente) quali nausea,
vertigine ed emicrania nei bambini in tenera età e ciò per due ragioni: per
mancanza della visione binoculare o in presenza di difetti della vista. Tali
disturbi possono interessare anche gli adulti e sono per lo più legati alla
eccessiva durata della visione. Il Consiglio Superiore di Sanità rilevò anche
un aumento delle infezioni batteriche e virali derivanti dall’utilizzo dello
stesso occhiale da più persone.
Pertanto le regole per una visione
corretta in 3D prevede:
·
il
divieto degli occhiali 3D per i bambini al di sotto dei 6 anni:
·
una
durata complessiva della visione stereoscopica non superiore a 1 spettacolo
comprensivo dell’intervallo
·
l’utilizzo
di occhiali 3D monouso, per limitare la trasmissione di infezioni.
A distanza di 3 anni, alle norme
emanate dal Ministero della Salute per gli esercenti delle sale
cinematografiche, sfuggono però le famiglie con in casa un televisore 3D, per la visione del quale, in
alcuni casi, non è necessario neanche indossare gli occhialini.
In caso di problemi nella visione
stereoscopica, Adiconsum consiglia comunque i consumatori di avvertire le
autorità sanitarie e per conoscenza le proprie sedi territoriali.
Adiconsum chiede inoltre ai NAS(Comando dei Carabinieri) di
effettuare negli esercizi commerciali i necessari controlli sui televisori 3D e
sugli occhiali 3D dati in dotazione, e al Ministero
della Salute di
emanare norme ad hoc per una maggiore tutela della salute e della sicurezza delle
famiglie.