Aveva posto in atto comportamenti particolarmente
aggressivi nei confronti di consumatori con invio di avvisi, di solleciti, di
messaggi, di telefonate con minacce di azioni legali, visite domiciliari e
finanche sul posto di lavoro, la RECUS S.p.A., società di recupero crediti,
tanto da indurre l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato ad
irrogare una sanzione di 500.000 euro per pratiche commerciali scorrette. La
RECUS rispondeva in un primo tempo presentando una richiesta di “impegni” che
venivano, però, rigettati dall’Autorità, ritenendo troppo gravi le condotte
poste in essere.
La RECUS proponeva, quindi, ricorso al
Tar Lazio contro l’Antitrust, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e
nei confronti di Adiconsum, ribadendo la correttezza del proprio operato e
deducendo una serie di violazioni di legge nonché la sproporzione della
sanzione irrogata. Nel predetto giudizio, Unirec (Unione nazionale imprese a
tutela del credito) interveniva ad
adiuvandum.
La Prima Sezione del TAR del Lazio, riconosceva
la scorrettezza e l’aggressività della pratica commerciale, rigettando il ricorso
proposto dalla RECUS (Sentenza n.3418/2016), confermando la sanzione di 500.000
euro.