A pochi giorni dal 25 maggio, data dell’entrata in
vigore del GDPR- il nuovo Regolamento europeo che introdurrà maggiori tutele
per i cittadini e vincoli più stringenti per chi si occuperà di trattare le
nostre informazioni personali- Facebook ha sospeso dalla propria piattaforma
ben 200 app per un trattamento improprio dei dati personali.
Il fatto si ricollega agli sviluppi dello scandalo
Cambridge analytica, che ha scosso tutto il mondo e sembra destinato a non
esaurirsi molto in fretta.
Tutti, in modo lecito o illecito, sembrano essere
interessati ai nostri dati, ma in che modo le informazioni raccolte
condizionano le nostre vite?
Ecco alcune cose da sapere.
Profilazione
Si tratta dello strumento più utilizzato per
trasformare i nostri dati in denaro.
In base, infatti, alle ricerche che effettuiamo e
ai nostri interventi sui social viene creato un profilo anonimo che permette
alle aziende di proporre pubblicità mirate. Tutto, compreso anche conoscere il
tipo di dispositivo dal quale ci connettiamo, potrebbe fornire preziose
informazioni sul nostro stile di vita.
I social, poi, sono piattaforme prive di contenuti
che vengono riempite da noi utenti facendo sapere, inconsapevolmente quello che
ci interessa. È necessario ricordare, tuttavia, che i dati sono raccolti anche
da altri soggetti che operano online: piattaforme musicali, di acquisti online,
app “gratuite” e molto altro.
Furto di
dati
Il “colpaccio” viene messo a segno attraverso
tecniche d’ingegneria sociale (ricerche sui social newtork, ricerche online,
contatti e-mail disseminati sul web, etc.) e phishing.
Le informazioni così carpite, oltre ai furti di
carte di credito e alle truffe, possono essere utilizzate anche per altri scopi
come creare identità fittizie che nascondano altre attività criminali;
l’esempio più conosciuto sono l’apertura di falsi conti correnti bancari creati con i dati
d’ignari “complici”. Questi depositi sono poi utilizzati per conservare i proventi
dei crimini senza esporre l’identità dei malviventi.
Ovviamente l’impiego dei dati personali non è
necessariamente dannoso, ma si tratta comunque di un tema da non sottovalutare.
Molto spesso si tende a sminuire l’importanza delle
informazioni che forniamo, scordando quanto siano preziose: la privacy non si
può ridurre a una moneta di scambio!
Che fare?
Come Adiconsum riteniamo che l’atteggiamento da
tenere deve essere quello di un
consumatore attento: non dobbiamo vivere nel terrore dei dati, ma dobbiamo
essere in grado di preservarli o cederli con giudizio.