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Report di Sostenibilità, nuovi standard per le mid-companies?

A cura di

Gianluca Vergari

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1. CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive): questa Direttiva, in vigore dal 2024, amplia  significativamente i requisiti di rendicontazione di sostenibilità rispetto alla precedente NFRD (Non Financial Reporting Directive). La CSRD introduce standard di reporting più dettagliati (ESRS – European Sustainability Reporting Standards) e richiede la verifica esterna dei dati. 

2. CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive): Questa direttiva mira a promuovere una  condotta aziendale responsabile e sostenibile lungo tutta la catena del valore. Le aziende dovranno  identificare, prevenire, mitigare e porre fine agli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente  derivanti dalle proprie operazioni e da quelle dei loro partner commerciali. 

3. Tassonomia UE: la Tassonomia è un sistema di classificazione che stabilisce criteri per definire quali  attività economiche possono essere considerate “sostenibili” dal punto di vista ambientale. Le  aziende soggette alla CSRD devono comunicare in che misura le loro attività sono allineate alla  Tassonomia. 

La Commissione Europea ha proposto di riunire le tre direttive (CSRD, CSDD e Tassonomia) in un unico  documento “omnibus” per semplificare e armonizzare gli obblighi di reporting per le aziende. L’obiettivo è  creare un quadro normativo più coerente e ridurre la complessità per le imprese, facilitando al contempo la  comparabilità delle informazioni. 

In Italia, l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha sollevato la questione della semplificazione del Report  di sostenibilità, in particolare per le “mid-companies” (medie imprese). L’OIC ritiene che gli obblighi  informativi previsti dalla CSRD possano essere eccessivamente onerosi per le aziende di medie dimensioni e  propone l’adozione di standard di reporting ad hoc, proporzionati alla loro dimensione e complessità. 

L’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) ha proposto diverse modifiche significative per semplificare il  Report di Sostenibilità, in particolare per le medie imprese (mid-companies). Ecco un quadro dettagliato  delle principali richieste e modifiche suggerite: 

L’OIC propone di definire una nuova categoria di “mid-companies”, che includerebbe aziende con meno di  1000 dipendenti e un fatturato annuo fino a 450 milioni di euro. Queste aziende avrebbero obblighi di  rendicontazione semplificati rispetto alle grandi imprese, riconoscendo le loro specificità e limitazioni in  termini di risorse. Questo potrebbe incoraggiare più aziende a intraprendere la rendicontazione di  sostenibilità, aumentando la trasparenza senza gravare eccessivamente sulle risorse aziendali 

Si suggerisce di posticipare l’entrata in vigore degli obblighi di rendicontazione per le mid-companies e altre  piccole imprese, consentendo più tempo per l’adeguamento e la preparazione alla nuova normativa.  Questo periodo di transizione sarebbe utile per sviluppare standard semplificati adeguati alle dimensioni 

delle aziende. Inoltre consentirà alle aziende di sviluppare le competenze necessarie e implementare i  processi richiesti senza la pressione di scadenze imminenti 

L’OIC chiede una revisione di due principi fondamentali della disciplina europea sulla sostenibilità: 

Doppia Materialità: l’OIC ritiene che il concetto di doppia materialità, che richiede alle aziende di  considerare sia gli impatti ambientali e sociali sia quelli finanziari, sia poco chiaro e difficile da  applicare. 

Catena del Valore: l’obbligo di misurare gli impatti lungo tutta la catena del valore è considerato  eccessivamente oneroso e complesso per molte aziende, specialmente le PMI. Questo  cambiamento potrebbe rendere la rendicontazione più accessibile e meno dispendiosa. 

Si propone di ridurre il livello di dettaglio richiesto nelle informazioni da fornire nel Report di Sostenibilità.  L’OIC suggerisce che le aziende possano presentare informazioni con un minor livello di granularità rispetto  a quanto previsto dagli standard, a condizione che vi siano giustificazioni ragionevoli. 

L’OIC chiede la sospensione temporanea dei lavori sugli standard settoriali per consentire una revisione più  approfondita delle normative esistenti e per evitare oneri aggiuntivi per le aziende. 

La proposta dell’OIC mira anche a ridurre i costi associati alla compliance normativa, facilitando così  l’adozione delle nuove regole da parte delle PMI. 

L’OIC sottolinea la necessità di un migliore coordinamento tra le varie normative europee sulla sostenibilità  per evitare confusione e difficoltà operative nelle aziende. 

Queste proposte sono parte dell’iniziativa più ampia della Commissione Europea per semplificare il quadro  normativo attraverso un “regolamento omnibus”, che potrebbe influenzare sia la Corporate Sustainability  Reporting Directive (CSRD) sia la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)  

La richiesta dell’OIC riflette una preoccupazione diffusa tra le medie imprese, che temono di non avere le  risorse e le competenze necessarie per adempiere pienamente agli obblighi di reporting previsti dalla CSRD.  La Commissione Europea dovrà tenere conto di queste preoccupazioni nel definire gli standard di reporting  e nel valutare la possibilità di introdurre misure di semplificazione per le medie imprese. 

In sintesi, il panorama della rendicontazione di sostenibilità è in continua evoluzione, con l’obiettivo di  promuovere una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle aziende. La sfida principale sarà  quella di trovare un equilibrio tra la necessità di informazioni dettagliate e la volontà di evitare oneri  eccessivi per le imprese, soprattutto quelle di medie dimensioni. 

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