La Commissione Europea ha ritirato la bozza del regolamento che riguardava le modifiche ai prezzi per
il roaming, cioè l’uso del telefono cellulare dall’estero per chiamate, SMS e
Internet.
La fine dei sovrapprezzi entro la metà del 2017 era stata una
delle principali promesse del presidente della Commissione Jean Claude Juncker
durante la campagna elettorale per le elezioni europee del 2014, e sembrava ormai
destinata ad essere approvata.
Dallo scorso 30 aprile è già in vigore un regolamento che riduce di 3-4 volte i
costi del roaming, un taglio che avrebbe
dovuto precedere la fine vera e propria dei costi aggiuntivi entro la metà del
2017.
La bozza pubblicata nei giorni scorsi riguarda un aspetto dei
regolamenti sul roaming che si è rivelato molto controverso:
l’introduzione della clausola del “fair use”, ossia dell’utilizzo corretto. In
sostanza, la Commissione prevedeva un’abolizione delle tariffe aggiuntive del
roaming soltanto per un totale di 90 giorni l’anno e per non più di 30 giorni
consecutivi. In altre parole, la fine dei sovrapprezzi sarebbe stata limitata,
non completa. Sulla base dei risultati
di una consultazione pubblica, infatti, la Commissione proponeva un
approccio in linea con le esigenze degli Europei: i clienti dovrebbero poter
usare la propria tariffa nazionale all’estero per almeno 90 giorni l’anno in
totale. Non si può ritenere che i lavoratori frontalieri che si collegano ogni
giorno da casa pratichino attività di roaming anomalo permanente.
Ma la modifica è stata accolta da proteste molto dure
di parlamentari europei ed associazioni dei consumatori, che hanno
accusato la Commissione di essere tornata sui suoi passi e di aver ceduto alle
pressioni delle aziende di telecomunicazioni. La conclusione, al
momento è la rimozione della bozza, scomparsa dal sito della Commissione. Un nuovo regolamento sul “fair use” sarà pubblicato nei
prossimi giorni.