Seguendo uno schema a “random”, in molte località del nostro Paese, dal 1° dicembre i consumatori hanno assistito ad un altro aumento: quello della tazzina di caffè al bar, un rito per la stragrande maggioranza degli italiani. Un rito al quale molti fanno fatica a rinunciare, a meno che il prezzo non diventi proibitivo.
La tazzina di caffè al bar va da un minimo di 0,80 ad un massimo di 1,20. Gli esercenti dichiarano che l’aumento si è reso necessario per gli aumentati costi di gestione dell’attività.
Per i consumatori, l’aumento è ingiustificato, perché non è stato determinato dall’aumento del costo della materia prima. Neanche l’aumento di un punto percentuale dell’Iva spiega il rincaro.
Non resta altro che inserire anche l’aumento del costo dell’espresso nella lista (purtroppo lunga) dei rincari ingiustificati.
Con questo aumento, la spesa mensile per il caffè al bar si aggira intorno ai 100 euro, una cifra da non sottovalutare nel budget familiare.
Al consumatore la scelta: pagare o rinunciare.